2.12.04

 

non c'è tartan



non c'è tartan sul quale inf(l)iggere.
l'affastellato di aste è un 'dopo' o un 'prima' dell'azione:
lo shangai è la messa in atto che ripone lo strumento dell'azione, un atto che si avvicina
al mai dell'azione (usare l'asta per farsi proiettile).
tutto lo sforzo è nel deporre le aste fuori dal luogo di battaglia.
la battaglia è il 'farsi fuori' dal suo stesso campo, dal suo luogo fisico,
spazzando le armi che lo istruiscono.
cosa ne è di una battaglia senza armi? con le armi in stato di quiete? una danza?
appena un'asta dello shangai è tratta fuori dal campo di battaglia si tramuta in valore/capitale.
il nero, il valore assoluto può, in modo del tutto casuale,
essere molto facile da 'estrarre' o molto complicato.
le aste gialle, le più comuni, possono richiedere sforzi enormi per farle proprie.
in questa casualità che fa sorridere gli adulti ma è un fatto terribilmente serio per i bambini, non vi è forse già tutto scritto dei nostri destini, delle nostre storie?
il nero, il giallo, le gradazioni dei colori che acquistano valore con il loro farsi più scure e più rare: cos'è? denaro? potere? piacere dell'accumulo?


30.11.04

 

Il rumore sordo della battaglia



Creare, produrre un file audio
con il suono minimo dell' asta flettente
(afone novelle picche: un sibilo e nulla più).
I proiettili assoluti, ordigni nella massima gittata,
assecondano lo “stuck” puntuto
dell’asta infitta nel tartan
fendendo l’aria con il braccio teso

 

battaglie



shangai 'amplificato', portato a misura di braccia e di gambe, di corpi che si flettono a risolvere in un movimento di estrema precisione l'intrico statico eppure mobilissimo delle aste colorate.
la catasta si presenta a noi come reticolo prospettico, congegno ottico, macchina da smontare pezzo per pezzo, lo 'scopo' è far piazza pulita.
ci si aggira e si entra nell'opera per districarne pazientemente il groviglio nell'impossibile tentativo di non muovere altro che l'asta che ci fa muovere.
è la geometria,la struttura, che regola i corpi, il loro movimento, il loro sguardo.

lo shangai 'amplificato' costruito con le aste del salto con l'asta otterrebbe un risultato per me ottimale: già solo impugnarne una porterebbe il gesto ad una vertigine di potenzialità di grande fascino. è in questo gesto infatti che è chiaro quanto sia l'asta ad agire il corpo: la grande forza necessaria a flettere
l'asta è impensabile osservando quanto rigide esse siano in stato di quiete.
tutta questa forza viene restituita all'ennesima potenza, 'serve' per essere sbalzati, estromessi da essa, lanciati nel vuoto, in alto.
nel momento di massima flessione dell'asta si diventa dei proiettili assoluti.
del salto con l'asta mi interessa questo, il momento della massima flessione dell'attrezzo. l'atleta è in quell'istante agito del tutto da una forza superiore e non deve far altro che assecondarla, farsi foglia, sciogliere volontà e desiderio. dimenticarsi di tutto fuorchè di essere corpo scagliato. deve in seguito 'solo' regolare l'arco di caduta.

proporre un'ombra di tutto questo all'interno della nostra situazione significa (anche dal punto di vista visivo) detournare il gesto/movimento già solo immaginato, renderlo vertigine di superfici acuminate (o non), come le aste deposte, prima/dopo la battaglia.

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