30.11.04

 

battaglie



shangai 'amplificato', portato a misura di braccia e di gambe, di corpi che si flettono a risolvere in un movimento di estrema precisione l'intrico statico eppure mobilissimo delle aste colorate.
la catasta si presenta a noi come reticolo prospettico, congegno ottico, macchina da smontare pezzo per pezzo, lo 'scopo' è far piazza pulita.
ci si aggira e si entra nell'opera per districarne pazientemente il groviglio nell'impossibile tentativo di non muovere altro che l'asta che ci fa muovere.
è la geometria,la struttura, che regola i corpi, il loro movimento, il loro sguardo.

lo shangai 'amplificato' costruito con le aste del salto con l'asta otterrebbe un risultato per me ottimale: già solo impugnarne una porterebbe il gesto ad una vertigine di potenzialità di grande fascino. è in questo gesto infatti che è chiaro quanto sia l'asta ad agire il corpo: la grande forza necessaria a flettere
l'asta è impensabile osservando quanto rigide esse siano in stato di quiete.
tutta questa forza viene restituita all'ennesima potenza, 'serve' per essere sbalzati, estromessi da essa, lanciati nel vuoto, in alto.
nel momento di massima flessione dell'asta si diventa dei proiettili assoluti.
del salto con l'asta mi interessa questo, il momento della massima flessione dell'attrezzo. l'atleta è in quell'istante agito del tutto da una forza superiore e non deve far altro che assecondarla, farsi foglia, sciogliere volontà e desiderio. dimenticarsi di tutto fuorchè di essere corpo scagliato. deve in seguito 'solo' regolare l'arco di caduta.

proporre un'ombra di tutto questo all'interno della nostra situazione significa (anche dal punto di vista visivo) detournare il gesto/movimento già solo immaginato, renderlo vertigine di superfici acuminate (o non), come le aste deposte, prima/dopo la battaglia.

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